Usa: polizia uccide ragazzo di colore disarmato

polizia uccide ragazzo di colore disarmatoSono passati 50 anni da quel 7 marzo 1965, ricordato come “Bloody Sunday” (domenica di sangue), in cui circa 600 attivisti di colore furono attaccati dalla polizia con manganelli e lacrimogeni mentre marciavano da Selma a Montgomery (Alabama) per aver riconosciuto il diritto di voto, ma proprio oggi leggiamo ancora sui giornali: “polizia uccide ragazzo di colore disarmato a Madison (Wisconsin)”.

Il giovane è deceduto in ospedale a seguito delle ferite riportate da alcuni colpi di arma da fuoco, non ha ancora un nome (le forze dell’ordine non hanno voluto rendere nota la sua identità), ma aveva solo 19 anni ed era afroamericano: pochi indizi che fanno già puntare nuovamente il dito contro una tragica e scomoda verità che sempre più spesso sembra tornare a galla.

Anche se al momento il giovane resta soltanto una vittima senza volto, il suo caso è già diventato un simbolo (assieme a tutti gli altri ragazzi di colore che negli ultimi tempi hanno perso la vita o sono stati pestati a sangue senza un motivo concreto dalle forze dell’ordine americane) di quel razzismo che negli Stati Uniti sembra non essere mai svanito del tutto, ma solo affievolitosi negli anni.

Una folla di manifestanti si è subito recata sul luogo dell’accaduto, accusando la “gratuità” del gesto, dal momento che il ragazzo era disarmato. Dall’altra parte il capo della polizia afferma che l’agente si era recato sul posto perché chiamato per degli schiamazzi e dalla colluttazione con il giovane sarebbero partiti gli spari che gli sono poi risultati fatali.

Barack Obama, commentando un rapporto del ministero della giustizia riguardante gli abusi della polizia di Ferguson (Missouri) sugli afroamericani, ha affermato:”Selma non riguarda il passato, Selma è adesso“, ma gli agenti sembrano non recepire fino in fondo le sue parole (da ricordare anche il caso di St. Louis sempre in Missouri, nel dicembre scorso). In alcuni casi gli spari sono, secondo le forze dell’ordine, da considerarsi legittima difesa (la vittima punta una pistola al poliziotto), ma altre volte si tratta invece di veri e propri abusi da parte di chi porta il distintivo.

A seguito di queste notizie, sembra lecito chiedersi: quante altre manifestazioni e marce bisognerà fare prima che dai giornali sparisca il titolo “agente di polizia uccide ragazzo di colore”?

…probabilmente questa rimarrà una tra le tante domande al mondo che non troverà mai risposta.

fonte foto: http://assets.nydailynews.com/polopoly_fs/1.1902869!/img/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/article_970/ferguson-protest.jpg

Antonello Ciccarello
Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.
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