Norwegian wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch

ErasmusQuando si pensa alla Norvegia tradizionalmente si pensa al freddo, al salmone, renne e alci, ma c’è anche chi pensa al petrolio e alla situazione “privilegiata” rispetto ai Paesi che stanno soffrendo una delle crisi economiche più nere che il mondo civilizzato abbia mai visto. C’è invece chi, come me, pensa che la Norvegia sia un’ottima possibilità per il futuro: quale migliore punto di partenza se non un’esperienza Erasmus?

Il progetto “Erasmus” (che prende il nome da Erasmo da Rotterdam, filosofo olandese che durante la sua vita fece molti viaggi in tutta Europa) è una dei progetti più famosi e riusciti “partoriti” dall’Unione Europea: uno scambio di culture ed esperienze che si innestano nelle varie città del vecchio continente, creando le basi per una convivenza più pacifica tra quella che potrebbe essere la classe dirigente del futuro.

La parola “erasmus” viene però spesso concepita come “fancazzismo” o “birra” o ancora “cacchio non mi ricordo assolutamente nulla di ieri sera e nemmeno come si chiamava quella…”. Questo è possibile ovunque, ma in un luogo come la Norvegia, specialmente ad Oslo (nominata dal Telegraph “la città più cara del mondo”) diviene molto più raro.

Per un ragazzo italiano che arriva per la prima volta in Norvegia in Erasmus tutto sembra un sogno meraviglioso. Questo lo si nota subito già guardando fuori dal finestrino dell’aereo: le immense distese di boschi, montagne e laghi fanno subito intuire che nei prossimi mesi l’immersione con la natura sarà quasi totale. Arrivato all’aeroporto di Oslo-Gardemoen però, per circa un’ora, il sogno sembrò quasi svanire: realizzai subito che anche i norvegesi sono umani, quando rimasi ad aspettare per più di un’ora il mio bagaglio (con un occhio al rullo e l’altro al centro clienti per richiedere il modulo di smarrimento!)

Passata la paura (e con tutti i bagagli con me) andai dritto verso il primo treno che mi portò a Oslo S/Jernbanetorget (la stazione centrale) e la magia riprese proprio da dove l’avevo lasciata: tornarono gli scenari da “Natale”, che sono completamente diversi da quelli nostrani. Dopo circa cinquanta minuti di viaggio arrivai alla stazione centrale. La vera sorpresa però fu quando misi piede sulla piazza antistante la stazione: i grandi palazzi, alcuni moderni e altri in stile scandinavo, mi catapultarono in un secondo in tutto quello che avevo sempre sognato e mi confermarono il motivo per cui ero lì, ossia cercare il diverso e farlo mio. Alla fine della scalinata, proprio sulla piazza della stazione, vidi per la prima volta uno dei più famosi simboli di Oslo: la tigre. Questa è la città della tigre! Ci sono tante versioni per spiegare il perché, ma quando arrivai lì mi chiesi: “che cosa c’entra Oslo con le tigri? Ci volle del tempo prima di avere una risposta. Ma comunque…

Come in tutte in le grandi città, la stazione (e i suoi dintorni) era affollata da centinaia di persone che correvano di qua e di là in cerca di un treno/metro/tram/autobus. Anche io ero dentro quella fiumana, cercavo (quasi) disperatamente il bus numero 31 che da Jernbanetorget mi avrebbe condotto direttamente a Bjerke, dove si trovava il mio studentato e in cui speravo di trovare tanti altri Erasmus come me. Recandomi alla fermata, aspettai circa cinque minuti prima che il mio mezzo arrivasse, dopo di che chiesi all’autista in inglese (tutti parlavano più o meno in inglese) se fossi nel mezzo giusto (anche se il termine Bjerke l’ho un po’ inglesizzato e quindi non fu subito facile da capire). Stanco e un po’ affamato per le tre ore di viaggio in aereo, quasi non avevo feci caso al fatto che il biglietto per il bus fosse costato 30 corone (che corrispondono all’incirca a 4€). Il viaggio durò 25 minuti, ma sembrava fosse infinito: più andava avanti e più ci allontanavamo dal centro e lì cominciai a vedere il “landscape” di Oslo, con le torri del municipio (o come lo chiamano qui Rådhus), la fortezza di Akershus, Akerbrygge e lo Ski Jump all’Holmenkollen. Arrivato davanti lo studentato mi trovai di fronte questa grande struttura dal nome “Bjerke Studenthus”, un paio di supermercati, una farmacia, un ippodromo (uno dei più famosi di tutta Oslo) e nulla più. Mi fermai per chiamare l’assistenza affinché mandassero qualcuno a portarmi le chiavi: da quel momento cominciò ufficialmente la mia avventura da Erasmus nella capitale norvegese.

Diario di un Erasmus nella terra di Munch…continua…
Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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