Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 9)

Norwegian wood: diario di un erasmusArrivai a Bjerke sul tardo pomeriggio e dovetti fare quasi i salti mortali per riuscire a prepararmi in tempo per lo Chateau Neuf. Dopo aver aspettato circa mezz’ora la mia coinquilina che si era chiusa in bagno (quando sono arrivato era già lì), mi feci una doccia e mi vestii in fretta e furia per prendere poi l’autobus e poi la metro. Il viaggio, come sempre, sembrò infinito, ma riuscii ad arrivare alla stazione di majorstuen (il locale si trovava a circa 300 metri da lì) in tempo. Uscito dalla stazione cominciai a chiedere in giro dove si trovasse la discoteca, i primi tre che beccai erano turisti e a dir la verità non sono sicuro nemmeno se sapessero perché si trovassero da quella parte della città. Al quarto tentativo trovai una ragazza norvegese che mi indicò la strada, anche se in effetti avrei potuto capirlo da solo.

Quando mi trovai di fronte quel grande edificio (che sembrava anche questo un’ex fabbrica con una grande torre accanto) vidi una lunghissima fila di persone, che ad un certo punto si diramava in due direzioni. Chiesi il perché ai ragazzi che avevo intorno, ma l’unica risposta fu “non lo so”. Decisi allora di seguire il mio istinto. Dopo trenta minuti riuscii ad arrivare a quel maledetto bivio, stavo per “imboccare” la strada a sinistra quando con la coda dell’occhio riuscii a scorgere Milena, Eleonora e Daniele che stavano andando nell’altra direzione. Feci delle acrobazie degne del più grande trapezista russo del 1800 per arrivare dall’altra parte, anche se loro riuscirono ad entrare molto prima di me.

Raggiunta l’entrata riuscii a capire il perché delle due file: quella a sinistra era per chi avesse già la tessera della discoteca, l’altra invece era per chi non avesse nulla con sé se non le 150 corone (circa 20€ per entrare). Pagai di mala voglia il biglietto d’ingresso, anche se non avevo altra scelta visto che ormai mi trovavo lì e i ragazzi mi stavano “aspettando” dentro. Quando entrai trovai l’ambiente come quello di qualsiasi altra discoteca: un caldo pazzesco, gente che si muove confusamente (per non dire a ca…) come se non ci fosse un domani, odore di sudore, gente stanca o forse solo ubriaca accasciata sui divani e un pavimento appiccicaticcio a causa delle varie birre versate a terra.

La prima ragazza che vidi fu Anna (anche se non sembrava molto contenta della discoteca), domandai se sapeva dove si trovassero le altre ragazze e mi rispose che forse si trovavano al piano di sotto dove doveva esserci un concerto. Accanto a lei c’erano altri due ragazzi italiani e mi presentai. Lei si chiamava Claudia, ragazza carina dai capelli rossi, torinese e studentessa di psicologia anche lei (capii soltanto in un secondo momento era la vicina di stanza di Anna a Kringsjå), lui invece era Mirco, ragazzo romano dai capelli lunghi, piuttosto simpatico, che studiava matematica (non ho mai capito il perché di quella scelta e con il passare del tempo cominciava a non comprenderla nemmeno lui). Chiacchierammo qualche minuto (considerando il luogo fu più uno strillare), ma poi decisi di scendere al piano inferiore per andare a cercare le altre. Prima di scendere pensai “bene” di prendere una birra (altre 70 corone) per riuscire a farmi rendere più gradevole quel posto. Incontrai un ragazzo polacco con cui ero andato in giro una volta e dopo due frasi di circostanza me ne liberai. Sceso giù l’atmosfera non cambiò di molto: stesso odore, stesso pavimento, stessa gente che si muoveva senza un perché. L’unica cosa diversa era la strumentazione sul palco di fronte la pista da ballo (non so perché mi aspettassi che prima o poi avrebbero suonato musica seria). Vidi con la coda dell’occhio i tre ragazzi e mi avvicinai a loro. Rimasi con Milena per tutto il resto della serata, perché Eleonora si confuse tra la folla e attaccò bottone con un norvegese che gli offrì pure una birra (cosa più unica che rara). Io e Milena invece rimanemmo lì ad aspettare per poi restare delusi da quella band che suonava canzoni assurde in norvegese stretto, con il cantante che a cadenza regolare si buttava tra la folla che lo adorava come si fa con le divinità. Arrivata la mezzanotte, come Cenerentola, uscimmo dal locale perché i ragazzi dovevano prendere l’ultima metro per tornare a Kringsjå. Ci ritrovammo con gli altri ragazzi italiani (e non) davanti la fermata dell’autobus in attesa di un mezzo che, si sperava, prima o poi sarebbe passato di lì. Dopo qualche altra chiacchiera (specialmente sul norvegese che Eleonora aveva incontrato) i ragazzi si diressero verso un’altra fermata che li avrebbe portati a casa. Io rimasi ad aspettare il “mio” con una norvegese (in stile Barbie) con cui feci amicizia. Parlammo del più e del meno, delle differenze culturali delle nostre terre fino a quando non arrivammo a Jernbanetorget, quando dovetti cambiare autobus per tornare alla mia fredda Bjerke. Il viaggio in autobus fu una mezza tragedia, perché dopo una fermata salirono tre ragazze, di cui una, con gentilezza, in uno spazio ristretto e pieno di persone, vomitò anche l’anima, per poi scendere tranquillamente la fermata successiva. Per fortuna io mi trovai a debita distanza da lei, ma il mio vicino non fu fortunato quanto me e passò il resto del viaggio senza maglietta perché intrisa di fluido gastrico della tizia di prima (disse anche qualcosa che suonò come una bestemmia, ma lo disse in norvegese e molte cose in quella lingua sembrano una bestemmia). Arrivai a casa piuttosto divertito e incuriosito dai tanti italiani che avevo incontrato (di contro alle mie convinzioni dei primi giorni), non sapendo che ne avrei conosciuti ancora molti altri.

per leggere la parte precedente:

Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 8)

fonte foto: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/03/Chateau_Neuf_-_2010-08-07_at_17-25-58.jpg

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

Please follow and like us:
20

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *