Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 8)

diario di un erasmus nella terra di MunchContinuando il mio diario di un Erasmus nella terra di Munch, ci furono fatti che cambiarono completamente tutto nella mia esperienza, come l’incontro con Eleonora e i suoi amici era fissato per la mattina seguente a Kringjå, un nome che all’epoca non mi diceva più di tanto ma, in poco tempo, sarebbe diventato il centro del mio mondo erasmus, nonché mia abitazione.

Il viaggio da Bjerke a Kringsjå fu ancora più lungo di quanto mi aspettassi perché, dopo il solito giro di trentacinque minuti in autobus, mi sarebbero aspettati altri 30 minuti di tram da Jernbanetorget a Kringsjå, penultima fermata della linea 6. Avrei dovuto incontrare gli altri ragazzi dentro il Kiwi all’entrata del complesso dello studentato, ma la prima cosa che mi colpì una volta sceso dal treno, aver sceso le scale e attraversato la strada, furono quei molteplici edifici, più o meno imponenti, che facevano sembrare il tutto come una piccola città.

Mi sentivo un po’ spaesato e non conoscevo nessuno (a questo avevo però già fatto l’abitudine), ma decisi di entrare al supermercato per cercare di scorgere tra un prodotto e l’altro il volto di Eleonora. La ricerca non si rivelò molto dispendiosa in termini di tempo e forze, dal momento che i ragazzi si trovavano a qualche metro dalle casse quindi, dopo aver fatto il giro li raggiunsi e cominciarono le presentazioni. Andai dritto verso Eleonora l’unico “volto conosciuto” del gruppo e poi a turno venni presentato agli altri: Milena, una ragazza dai capelli castano chiaro, gli occhi azzurri e un sorriso difficile da dimenticare, Anna, una ragazza con una grandissima forza (e con il passare del tempo avrei imparato ad apprezzarla sempre di più), con il suo “bolide” in prestito dall’università di Oslo (cosa che in Italia… manco a pregare), Attilio, ragazzo molto intelligente e simpatico, che in seguito avrebbe guadagnato il titolo di ragazzo più intelligente della terra (mai consegnato, ma sempre tenuto presente da Eleonora e Milena), che un giorno avrebbe abdicato in favore di Mirco, e Daniele, un amico di Eleonora, conosciuto in quell’occasione, ma che avrei rivisto soltanto un’altra volta a Padova. A noi avrebbero dovuto unirsi altre due ragazze (inglesi o polacche non ricordo più), ma il loro rifiuto all’ultimo minuto fece si che quella gita fuori porta si colorasse soltanto di verde, bianco e rosso.

Una volta aver preso tutto l’occorrente (würstel, prosciutto panini, acqua, della costosissima birra e una microgriglia) ci dirigemmo nuovamente verso la metropolitana (unico mezzo di trasporto per raggiungere la città) e poi ci fermammo ad una stazione dei treni che ci avrebbe portato verso il lago (a chiedere la strada non saprei più come arrivare dal momento che vidi quel luogo soltanto una volta in vita mia). Arrivati alla stazione X mi feci guidare dagli altri ragazzi che conoscevano la strada, ma a dir la verità non riuscimmo mai a raggiungere il luogo previsto perché trovammo il cancello chiuso e due ragazzi che stavano giocando ad una specie di squash da strada non seppero indicarci una via alternativa. Decidemmo di cambiare posto ed arrivammo in un luogo proprio accanto ad un fiume dove c’erano tante persone che, come noi, erano intente a fare un pic-nic (come ho già scritto in precedenza i norvegesi l’estate impazziscono e affollano quasi giornalmente i molteplici parchi della città).
La giornata trascorse molto tranquillamente e fu la prima volta che mi sentii veramente a mio agio, non per via della lingua, ma perché le persone che conobbi erano molto alla mano e anche divertenti, nonostante quello fosse il nostro primo incontro. Durante il viaggio di ritorno, dopo aver sbagliato strada ed essere tornati indietro, le birre che portava Anna caddero a terra e per alcune non rimase altra scelta che berle (purtroppo). Tornammo alla stazione, aspettando un po’ l’arrivo del treno (dal momento che le coincidenze non erano poi così spesse) ed Eleonora pensò di prendere il biglietto proprio qualche minuto prima che passasse il treno e, visto che la macchinetta per i biglietti si trovava dall’altro lato dei binari io ed Ele ci mettemmo a correre per riuscire a prendere il treno in tempo. Durante il viaggio di ritorno ci organizzammo per la serata: c’era una festa che si sarebbe tenuta in un locale chiamato Chateau Neuf (che tutti all’infuori di me conoscevano), e si decise di rivederci lì per completare quella giornata abbastanza piacevole. Lasciai i ragazzi alla prima fermata del tram utile per raggiungere la stazione centrale e poi nuovamente, dopo i soliti trentacinque minuti di viaggi, l’isolata Bjerke.

per rileggere la parte precedente:

Norwegian wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 7)
Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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