Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 7)

Diario di un erasmus nella terra di MunchPassò qualche giorno da quel primo contatto con il mondo universitario norvegese ed era venuto ormai il momento di partecipare al primo barbecue che avrebbe organizzato la facoltà. Tornai al campus di Pilestredet un lunedì pomeriggio, il sole alto in cielo e l’aria erano piuttosto caldi. Tra i palazzi che sembravano quelli delle fabbriche di Liverpool durante gli anni cinquanta, sorgeva un piccolo tendone in cui si sarebbe tenuto un concerto per gli studenti e, poco distante, c’era una fila lunghissima che faceva intendere che lì si sarebbero distribuiti hamburger e hot dog. Quello non fu l’unico bbq a cui partecipai, ma da tutti questi eventi notai una cosa: i norvegesi durante l’estate, sarà per il freddo che patiscono durante il resto dell’anno o per le maggiori ore di luce, impazziscono. Si possono vedere generalmente tutti i parchi della città pieni di gente che fa grigliate o robe simili, con l’immancabile hot dog (“cibo nazionale” durante l’estate) e con la tradizionale cipolla secca da mettere sopra il panino. Questo tipo di cipolla è molto comune in Norvegia e viene venduta in sacchetti nei vari supermercati: manco a dirlo i norvegesi ne vanno matti. Quando cominciò il bbq mi trovai all’inizio da solo perché non c’erano ancora le mie colleghe e conoscevo poche persone per lo più su facebook. Vidi delle ragazze spagnole, che all’inizio sembravano pure simpatiche, e mi misi a parlare con loro: erano le prime persone a Oslo che sapevano che cosa significasse la parola Erasmus. La prima si chiamava Maria, era carina, ma non parlava molto. Stava seduta su una panchina con suo fratello (che era lì in vacanza) e con un’altra ragazza di cui non ricordo il nome, ma che dai lineamenti del viso e dai capelli sembrava quasi una gitana. Mi misi a parlare con il fratello di Maria e decidemmo di saltare il cibo per darci subito al bere. Il tendone, come qualsiasi altro locale di Oslo era controllato da buttafuori che guardavano se tu fossi effettivamente uno studente dell’Hioa e se nella borsa portavi con te dell’alcol (cosa assolutamente proibita). Dentro le birre da 33cl avevano un “prezzo speciale” di circa 52kr (poco meno di 7 euro), sufficienti per denunciarli al tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità. In tutto questo i tavoli erano pieni e per le prime due birre rimanemmo in piedi ad ascoltare un po’ la band e un po’ a parlare del più e del meno. Alla terza provammo ad uscire per raggiungere gli altri ragazzi alla postazione barbecue ma i buttafuori ci impedirono di andare via con la birra in mano (questo Paese e le sue regole sull’alcol non lo capivo allora, non lo capisco adesso e penso non lo capirò mai). Finita anche la terza ci dirigemmo verso Maria e gli altri ragazzi. Lì conobbi altri erasmus da tutta Europa: Grecia, Repubblica Ceca, Francia, Olanda ecc… Uno di questi era Tomas, che avevo conosciuto due giorni prima su facebook per organizzare qualcosa durante quei giorni. Lo incontrai davanti la griglia, chiacchierammo un po’, ma quando cominciai a parlare anche con gli altri tutt’ad un tratto sparì. Mi disse solo il giorno dopo che aveva avuto un malore intestinale e dovette scappare a casa. Oltre agli erasmus incontrai anche altri ragazzi provenienti dall’America Latina. Tra loro c’era Ivan, un ragazzo colombiano che quando seppe che ero italiano mi chiese di andare a giocare con loro a calcetto quel pomeriggio, perché a detta sua “in quanto italiano devi per forza saper giocare”. Andai con loro, giocammo per circa due ore al campetto vicino il loro studentato e dopo un paio di gol e qualche assist ben riuscito tornai a casa con un ragazzo finlandese che abitava come me a Bjerke, parlando del più e del meno e della differenza di Oslo rispetto alle nostre nazioni d’origine. Tornai ancora qualche altra volta in quel campo da a giocare con i ragazzi, che per altro mi stavano simpatici, ma non andammo oltre il calcio per via della lontananza dei nostri studentati e della mancanza di mezzi pubblici dopo una certa ora della notte. Intanto durante quei giorni, sempre nelle varie pagine facebook riguardanti Oslo e l’Erasmus vidi il primo commento di una ragazza italiana e mi stupii perché, un po’ stupidamente, mi stavo convincendo di essere l’unico ragazzo del Bel Paese che quell’anno avesse lasciato i confini dell’Unione Europea per studiare in Norvegia. Scrissi subito a quella ragazza e, dopo un po’ di post commentati, “stringemmo” (termine in voga su facebook) amicizia. Lei, Eleonora, era una ragazza dai capelli biondo oro e dallo sguardo sempre sorridente. Questa era l’immagine che mi ero fatto di lei (dalla sua foto profilo perché non mi piace essere invadente) anche se non l’avevo ancora incontrata di persona. Provammo qualche volta a vederci, ma per vari problemi non fu possibile, fino a quando una mattina di fine agosto, mi invitò ad un pic-nic con altri amici, in riva ad un lago che non rividi mai più.

Per leggere la parte precedente:

Norwegian wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 6)

fonte foto: https://blogg.hioa.no/studentparlamentet/files/HiO-porten.jpg

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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