Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 6)

diario di un ErasmusAl di là di tutto quello che era accaduto la sera prima, il risveglio nella vuota camera di Bjerke era sempre un po’ triste, come se mancasse qualcosa, ma come al solito non si sa mai cosa sia. Dopo altri due giorni passati quasi noiosamente in città e su facebook a scambiare opinioni con persone che mai avrei visto su birre e su luoghi economici da frequentare, cominciò la mia vera prima esperienza universitaria. Era il giorno di ferragosto, la gente in Italia aveva passato la notte a ballare intorno ad un falò, bere come se non ci fosse un domani e robe simili, mentre io l’unico fuoco che avevo visto “spegnersi” la sera prima era soltanto il sole che tramontava dietro una collina piena di casette norvegesi. Non era più il tempo del sole di mezzanotte, però fino alle undici, undici e mezzo, c’era ancora una luce piuttosto forte. Quella mattina, secondo quanto avevo letto sull’email che mi aveva inviato la segretaria dell’università, ci sarebbe stata la presentazione dell’anno accademico al parco di st. Hanshaugen, proprio al centro della città e vicinissimo al campus. Dopo aver preso un paio d’autobus (perché abitavo ancora “dove il signore aveva perso le scarpe”) mi ritrovai su di una collinetta piena di ragazzi sdraiati sull’erba, altri in piedi con dei cartelloni più o meno grandi con il nome delle facoltà e con la maglietta dello stesso colore a seconda del corso di studi. Feci un giro per la collina, fra i tanti ragazzi c’era anche una statua di una banda d’altri tempi, di 3 componenti (che mi ricordò il Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band dei Beatles), fino a quando non trovai dei ragazzi dalla maglietta verde con scritto dietro “Journalistikk”: avevo trovato la mia classe! C’erano tantissimi ragazzi che poi non avrei più visto in vita mia. Mi dissero di andare con loro e sederci tutti assieme da qualche parte. Li seguii, ma mi annoiai dopo circa cinque minuti perché nonostante volessi parlare in inglese con loro, continuavano a conversare in norvegese stretto, decisi quindi di aspettare qualche ragazzo Erasmus con cui poter fare due chiacchiere. La prima collega che conobbi fu Justyna, una ragazza polacca, dai capelli castani e gli occhi verdi. La prima conversazione non fu delle migliori, si parlò del più e del meno riguardo a Oslo, riguardo la nostra facoltà e riguardo gli studentati di appartenenza, poi tornò a discutere con le altre ragazze con cui era arrivata al parco. La mattinata continuò tra il discorso del rettore e una serie di canzoni più o meno rock, più o meno norvegesi, che fecero sembrare l’inaugurazione una sorta di mini concerto all’aperto (senza che a nessuno fregasse assolutamente nulla della musica). Quello stesso giorno conobbi anche un’altra delle mie colleghe, si chiamava Raphaela ed era austriaca. Capelli castani, occhi castani, ma a differenza di Justyna era di costituzione più esile (anche se si vedeva che era una sportiva).

Il mio approccio con Raphaela non è stato nemmeno dei migliori, perché entrambe le ragazze sembravano come stare per i fatti loro e, dopo un paio di scambi di battute, nulla più. Mentre parlavo con le ragazze, una organizzatrice del gruppo dei giornalisti mi si avvicinò chiedendomi se avessi fatto l’iscrizione che tutti avevano fatto all’inizio della manifestazione. Dissi di no, e la risposta fu “stai vicino a noi, non perderti perché devi fare assolutamente questa cosa altrimenti non puoi frequentare”. Cercai di avvertirli che l’avevo già fatta il venerdì precedente, ma da bravi organizzatori che non sanno fare il loro lavoro, mi dissero che si trattava di tutt’altra cosa e di fare quello che mi avrebbero detto loro in seguito. Avvertii Justyna del messaggio delle organizzatrici e, quando tutti i ragazzi si spostarono come un fiume verso l’università, decise di venire con me dalla segretaria per risolvere questa questione.

Diario di un erasmus nella terra di Munch
HIOA Pilestredet 48 (P48)

Una volta arrivati al quinto piano dell’edificio P48 di Pilestredet, le ragazze ci accompagnarono fino alla stanza di mrs. Bjørg, e dopo aver capito di averci fatto fare tutto il viaggio per nulla, se ne andarono come se tutto quello non fosse mai accaduto. Non le rividi mai più. Intanto la giornata stava quasi per finire e io, un po’ scocciato per l’approccio avuto con le ragazze, tornai nella mia vuota stanza di Bjerke, chiacchierai un po’ con la mia vicina di stanza (flatmate) cinese, ragazza molto simpatica con cui sarei diventato presto amico, e dopo di che mi misi a studiare un po’ d’inglese, prima con il libro e poi con South Park.

Per rileggere l’articolo precedente
Norwegian wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 5)

fonte foto: http://www.hioa.no/var/ezflow_site/storage/images/mediabiblioteket/bilder/node_3480/aapningsseremonien-hoesten-2013-bilde-1/372337-1-nor-NO/AApningsseremonien-hoesten-2013-bilde-1.jpg

http://www.hioa.no/var/ezflow_site/storage/images/om-hioa/kart-og-veibeskrivelser/pilestredet-48-p48/pilestredet-48/396255-1-nor-NO/Pilestredet-48.jpg

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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