Norwegian Wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 15)

Diario di un Erasmus nella terra di MunchErano passati ormai giorni da quando Chen mi aveva prestato la sua chitarra e ogni tanto, quando tornavamo a casa ci ritrovavamo in camera mia, ad ascoltare la colonna sonora di “Friends”, perché le avevo promesso che le avrei insegnato a suonare quella canzone e quindi non potevo venir meno alla mia promessa. La ragazza era un po’ impacciata all’inizio, non sapeva proprio come cominciare e le sue dita erano ancora troppo rigide per riuscire a premere le giuste corde sui giusti tasti, ma chi lo è? Quando si prende in mano la chitarra per la prima volta sembra come la spada nella roccia, ma poi, con un po’ d’allenamento si riesce a fare qualcosa di carino. Purtroppo Chen si arrese poco dopo aver iniziato.

Passarono ancora i giorni e le notti, più assolate dei giorni stessi, e io non credevo di non aver trovato ancora la giusta dimensione e passavo molto tempo a cercare qualche annuncio per una chitarra a “buon prezzo” (se così si può dire). L’occasione si presentò una mattina quando vidi su Finn.no una chitarra classica a 450 kr. Dagli altri annunci cha avevo visto prima, per la stessa tipologia di chitarra, mi sembrava un prezzo quasi assurdo, visto che il prezzo medio richiesto era 650-700 kr, ma risposi comunque. Mi contattò un uomo, che dalla voce poteva avere una quarantina d’anni, mi disse che voleva disfarsi della chitarra perché, proprio come Chen, dopo aver imparato i primi accordi, si arrese ancor prima di riuscire a fare un barrè.

Accettai, un po’ titubante l’offerta e quello stesso pomeriggio mi diressi verso casa sua. Il tizio abitava nei pressi di Røa, una delle fermate sulla linea 5. Non ero mai andato da quelle parti e quando scesi dal treno vidi soltanto qualche casa sparsa qua e là e una stradina che portava dentro un piccolo boschetto con parco giochi all’interno. Seguii le indicazioni di Google Maps fino a casa sua, entrai in quel boschetto, un po’ buio e inquietante, immaginandomi come potesse essere al calare del sole e cosa avrebbe pensato chi attraversandolo, avesse guardato quel parco giochi solitario che ricordava molto una delle scene di IT di Stephen King o Nightmare on Elm Street di Wes Craven.

Finito il buio, ecco la luce. Arrivai di fronte a degli appartamenti a schiera, Al numero 3 mi aspettava il “ragazzo” con cui avevo parlato al telefono. Citofonai e uscì lui, età sulla quarantina (come avevo pensato), non era proprio il tipico norvegese dai capelli biondi e gli occhi azzurri, ma sembrava piuttosto egiziano, di seconda o terza generazione, nato e vissuto da sempre in Norvegia. La transizione fu molto veloce, non entrai nemmeno in casa, e non e riuscii a scorgere quasi nulla dietro le sue spalle, se non un piccolo corridoio con dei cappotti e un cappello invernale posti nell’appendiabiti e una parte di stanza, il soggiorno credo. Dopo avergli dato quanto pattuito, mi diede la chitarra con tutta la custodia. Rimasi stupito! La custodia veniva di solito venduta a parte a 150 kr: avevo avuto proprio un bel colpo di culo. Controllai la chitarra, il manico, le corde, i piroli e mi assicurai che non mancasse nulla. Quello strumento era in perfette condizioni. Salutai e tornai indietro verso la metro, non curandomi più dei miei pensieri riguardanti quel boschetto inquietante. Feci il viaggio in metro con la voglia di suonare lì in quel momento, ma resistetti. Aprii la zip per guardare se dentro ci fosse qualcosa di interessante, ma trovai soltanto dei fogli con lezioni per principianti e una canzone che non conoscevo, ma che il tizio stava imparando a suonare (c’erano ancora tutti i segni e gli accordi scritti da lui con una penna rossa).

Arrivai a casa, dopo il solito viaggio interminabile in bus, e bussai a Chen per restituirle il suo strumento. Non mi rispose nessuno, pensai dormisse, ma era uscita. Cominciai a suonare e registrare le canzoni per pubblicare poi i video su Facebook. Arrivò Chen, bussò alla mia porta, la salutai e, ringraziandola ancora, le diedi la chitarra. Rimanemmo a parlare come al solito, prima che ognuno si chiuse la porta dietro di sé. Dopo la solita cena veloce aspettai che arrivasse almeno il tramonto prima di pensare seriamente di dormire, ma, come ormai d’abitudine, non arrivò prima di mezzanotte.

Per rileggere la parte precedente: Norwegian Wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 14)

Foto: © Wikipedia

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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