Norwegian Wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 13)

Diario di un ErasmusEro entrato a far parte del gruppo dei ragazzi italiani e, sempre più spesso ci si organizzava per uscire da qualche parte e cercare qualche locale interessante dove passare le serate. Io ero quello che sembrava conoscere meglio di tutti la città visto che il mio “campus”, se così si può definire si trovava proprio al centro di Oslo, mentre il loro era un po’ più distante e per raggiungere il National Theatre bisognava fare qualche altra fermata di metro in più. C’era un locale che loro conoscevano (a differenza mia), in cui avremmo passato molte domeniche, specialmente quelle fredde: il Blå. Questo locale, attivissimo tuttora in città è uno dei più gettonati la domenica sera, sia perché l’entrata è gratuita, sia perché suona una band jazz davvero brava, composta da una decina (o più) di musicisti che sanno come coinvolgere il pubblico, ma soprattutto perché è un locale in cui la birra costava (relativamente) poco. Spendere nove euro per una pinta di birra non è mai stato il sogno di nessuna persona sana di mente, ma quando non si ha altra scelta e si vuole passare una serata in compagnia, non resta altro da fare che ingoiare il boccone amaro e provare a farlo scendere con un po’ di birra (anche se a dir la verità la qualità lasciava un po’ a desiderare).

Una domenica mi scrisse Claudia su Facebook chiedendomi cosa avremmo fatto con il gruppo e se ci saremmo visti al locale, tanto per passare una serata tutti assieme. Mi disse anche che assieme a lei sarebbe venuto un altro ragazzo Erasmus di nome Claudio, che era simpatico e che ci saremmo divertiti. Io risposi che non sapevo ancora cosa avremmo fatto, ma che il locale non era una brutta idea e dissi subito di sì. Riuscii a rintracciare Eleonora e Milli e decidemmo di incontrarci lì. Non sapevo ancora dove si trovasse il Blå e, per trovarlo mi sono affidato al vecchio caro Google Maps. Presi il solito autobus, i venti minuti di attesa, prima che arrivasse alla stazione centrale, da qualche giorno a quella parte mi sembravano essere diventati di più e cominciava anche un po’ ad infastidirmi il tutto, ma sapevo che la mia richiesta alla SIO di cambiare studentato prima o poi sarebbe stata accolta e avrei evitato tutto quel viaggio per fare qualcosa con il gruppo.

Arrivai a Oslo Sentral e presi un tram che mi avrebbe portato nei paraggi del Blå. Riuscii a trovare la strada in un primo momento, anche se poi ebbi qualche dubbio più in là perché non sapevo se quello fosse davvero il locale strapieno la domenica o casa di qualcuno, soprattutto perché vedevo pochissime persone che andavano nella direzione che mi indicava Google Maps. Provai a seguire comunque quella strada, in ogni caso, se fossi arrivato davanti qualche residenza privata, avrei chiesto scusa e me ne sarei tornato non so dove (non lo sapevo veramente). Per fortuna quello era davvero il Blå, la fila davanti all’entrata era abbastanza lunga. Io e le poche persone che si avviavano verso il locale eravamo arrivate da un’altra parte rispetto a quella che di solito si usa (proprio per questo sembrava non ci fosse nessuno). Attraversai un piccolo ponte in legno che dava su un tratto di fiume in cui c’era una piccola casetta in un tratto d’erba proprio sulla riva e una specie di cigno di plastica o una cosa simile, la cui testa, senza becco, senza occhi e senza contorni neri, sembrava più un glande che altro. Dopo aver fatto una quindicina di minuti di fila e aver mostrato la carta d’identità al buttafuori per dimostrare la mia maggiore età, riuscii finalmente ad essere dentro il locale. A proposito della carta d’identità italiana, a volte, nei locali ed uffici esteri, questo tipo di carta non viene accettata perché il formato non è quello che tutto il mondo utilizza, la tessera plastificata. Per fortuna al Blå non si sono mai fatti di questi problemi, almeno con me.

Entrai e cominciai a cercare gli altri, diedi un’occhiata veloce fuori, ma non sembrava esserci nessuno di familiare tra le sedie, provai ad entrare e mi scontrai per la prima volta con la folla del locale, che cominciava già dal micro-corridoio iniziale. Trovai Claudia e Claudio, il ragazzo di cui mi aveva scritto Claudio. La descrizione combaciava perfettamente con quanto avevo letto: era davvero simpatico e anche lui, come gli altri, sarebbe diventato parte integrante della mia vita a Oslo. All’entrata rividi anche Benita con delle amiche, mi chiese se mi ricordassi ancora di lei e risposi subito di sì (come si possono dimenticare certe serate come quella passata con lei, la cugina e i brasiliani?). Nella confusione riuscimmo a trovare anche gli altri. Entrammo nella sala grande per sentire della musica e rimanemmo lì fino a mezzanotte circa, fino all’ultima “chiama” disponibile per prendere la metro per tornare a Kringsjå. Io anche se, come al solito, avevo gli orari più flessibili, andai via con loro fino alla stazione centrale e poi nuovamente il bus per Bjerke. Quel posto mi stava sempre più stretto e non vedevo l’ora di cambiare casa e, quell’ora, non sarebbe arrivata troppo tardi.

Per rileggere la parte precedente: Norwegian Wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 12)

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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