Norwegian Wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 12)

Diario di un Erasmus nella terra di MunchI nuovi ragazzi italiani che avevo conosciuto qualche tempo prima, Eleonora in particolare, cominciarono a diventare parte predominante delle mie giornate, anche perché, rispetto agli altri le mie lezioni non erano ancora cominciate. Una delle occasioni per consolidare il legame con Eleonora e Milena, si presentò la domenica successiva al nostro pic-nic al lago. Le ragazze mi proposero infatti di incontrarci nuovamente a Songsvann, un lago ad una fermata di metro da Kringsjå, ma facilmente raggiungibile anche a piedi dallo studentato. Da Bierkje invece sembrava quasi un’odissea, visto che avrei dovuto prendere l’autobus e alla stazione centrale, come sempre prendere la metro 6 e fare un altro lunghissimo viaggio fino alla fermata finale della linea, ma, venendo dalla Sicilia ero già abituato a questo tipo di cose e il viaggio mi sembrò uno scherzo: tutto in orario e senza affollamenti in utile con gente che gridava e sbraitava per nulla, il paradiso insomma.

Arrivai alla fermata di Sognsvann un po’ incuriosito, sulla metro insieme a me erano rimaste pochissime persone, perlopiù i ragazzi pigri saliti a Kringjå che non volevano affrontare la passeggiata di meno di 5 minuti fino al lago. Non riuscendo a contattare Milena o Eleonora decisi di scendere da solo e provare ad aguzzare la vista. Subito dopo la metro c’era una piccola discesa con qualche ciottolo qua e là, per ricordare che quella era una zona boschiva, ma tutto tenuto molto bene e soprattutto la cosa che mi incuriosì, rispetto agli standard a cui ero abituato, fu il fatto di non vedere nemmeno un briciolo di immondizia a terra, né all’andata né tantomeno al ritorno. Arrivai alla fine della discesa e quel che vidi fu qualcosa di meraviglioso, un grande lago su cui il sole, grande e caldo, si rispecchiava e sulla riva un centinaio di persone, ragazzi e intere famiglie, che si divertivano praticando una serie di attività estive come andare in barca o canoa, arrampicarsi su delle rocce finte (questo solo per bambini) con degli istruttori che spiegavano la giusta posizione da assumere, una decina di postazioni da pic-nic e una piccola capanna di pronto soccorso con dei cani, tra cui degli husky, da poter accarezzare. Milli era un’amante di questa razza di cani e quando li vide i suoi occhi si illuminarono e divennero talmente lucidi da far risplendere l’azzurro intenso delle sue pupille, rendo tutto ciò uno spettacolo talmente bello da poter far concorrenza all’immagine del sole sul lago.

Io avevo prontamente portato la mia macchina fotografica bridge per cercare di immortalare più possibile gli istanti più belli di quella giornata e, tra questi, ci furono innumerevoli foto di Milli con gli husky. Dopo aver passato più di qualche momento di fronte le postazioni pic-nic, in cui si poteva prendere qualche hot-dog o della pasta di pane cruda da cuocere sul fuoco, ci avvicinammo verso la riva del lago dove si faceva la fila per provare la canoa. Dopo qualche minuto di attesa riuscimmo a prendere una canoa di tre posti dopo una partenza un po’ sbilenca, in cui probabilmente graffiammo il fondo della canoa per via dell’acqua bassa e un “incidente” in cui andammo dritti contro uno scoglio, riuscimmo a prendere il giusto ritmo e fare un bel giro, anche se io e Milli ogni tanto “gridavamo” contro Ele perché non aveva ancora toccato il suo remo, ma in compenso avevamo un servizio fotografico di selfie da proporre ed esporre al circolo di canottaggio di Oslo. Dopo il giro di circa venti minuti andammo verso la barca per farci un giro, lì conobbi Marco, uno dei coinquilini di Milli, che vidi comunque poche altre volte durante il mio soggiorno Erasmus. Dopo aver provato le uniche attività sportive consentite agli adulti tornammo verso i banchetti dei pic-nic dove continuammo a mangiare e bere una bevanda che sembrava succo di frutta, o tè, ma era gratis, come tutto il resto e questo ci convinse che era sicuramente qualcosa di buono. In quell’occasione conobbi anche altri due ragazzi italiani Francesco, che avrei rivisto molte altre volte, ma sempre in maniera sfuggente e Andreey, ragazzo simpatico, come Francesco del resto, ma che sarebbe stato sempre più presente nei nostri incontri perché il suo rapporto con Eleonora sarebbe diventato, alla maniera di Catullo, di Odi et Amo, fino a quando, soltanto alla fine della nostra esperienza da studenti stranieri sarebbe diventato solo di amore (nonostante tutti ci aspettavamo che da un momento all’altro questo sentimento sarebbe uscito fuori anche ad Oslo) anche perché all’epoca Andreey era fidanzato con una ragazza in Italia.

Per rileggere la parte precedente: Norwegian Wood parte diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 11)

Foto: http://commondatastorage.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/59009420.jpg

 

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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