Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 11)

diario di un erasmus nella terra di MunchBjerke cominciava a starmi sempre più stretta e quindi dopo quel giorno le mie richieste al SIO per cambiare casa si fecero insistenti come non mai. Intanto però, tramite uno dei tanti gruppi su facebook riguardanti Oslo e la vita universitaria, incontrai una ragazza francese di nome Marion per andare a prendere una birra. All’annuncio fatto da questa, oltre me, avevano dato risposta positiva anche altri ragazzi che non si presentarono, tranne un belga (che venne all’incontro soltanto per un saluto perché aveva un’altra festa quella sera), ma poi non lo rivedemmo mai più.

L’appuntamento con i ragazzi era alla fermata del tram a Møllervein, nella zona di Grunerløkka, dove avremmo cercato qualche pub con birra dal prezzo ragionevole. Alla fine optammo per il Mucho Mas, un locale che di messicano aveva solo il nome. Ci sedemmo in una panchina a mezzo metro dalle rotaie del tram e ogni volta che ne passava uno pensavo che il sorso di birra che stavo bevendo sarebbe potuto essere anche l’ultimo. Chiacchierammo del più e del meno, lei era una ragazza nata in Normandia, ma era venuta a Oslo per cercare lavoro (visto le condizioni favorevoli che la Norvegia offre a chi decide di trasferirsi). Arrivati alla nostra terza birra ci fermammo un po’ e continuammo con più intensità la nostra discussione, però mentre stavamo per fare il quarto giro i ragazzi seduti al tavolo dietro il nostro ci chiamarono. Erano tre: il primo si chiamava era inglese e si chiamava Jazz, il secondo e il terzo erano francesi e si chiamavano Quentin e Alexis. Ci dissero che anche loro avevano visto l’annuncio di Marion, e ci avevano riconosciuto dalle foto profilo. Ci sedemmo con loro e continuammo il discorso precedente. Io ero seduto di fronte a Jazz e parlai più con lui perché gli altri si lasciavano andare spesso a francesismi (non come li intendiamo qui in Italia) e quindi poco comprensibili. Jazz mi disse che era lì per lavoro, ma l’affascinava tanto il mio paese e soprattutto la mia lingua. Come ogni buon maestro che si rispetti, le prime parole che gli insegnai furono una serie di imprecazioni che lui accolse con gran piacere, le immagazzinò nella memoria e dopo poco furono sue.

Intanto i proprietari del locale, togliendo molto cortesemente i tavoli vuoti accanto a noi, ci fecero intendere che se volevamo continuare a bere dovevamo trasferirci dentro. Questa era un’altra delle leggi alquanto incomprensibili della Norvegia: dopo le dieci di sera (di solito) non si può più bere fuori dai locali, né tantomeno per strada. Non ho mai saputo quanto fosse salata la multa per chi venisse scoperto, ma considerando il loro rapporto con i prezzi, probabilmente per pagarla bisognava aprirsi un mutuo.

Ci trasferimmo dentro, dove la serata si fece sempre più interessante perché le capacità cognitive (vuoi per la stanchezza che per l’alcol) andavano sempre meno. Il primo ad andare via, con la promessa che ci saremmo rivisti, fu Jazz. Noi restammo lì ancora un po’, perché ancora non avevo alcun problema di autobus visto che quello per Bjerke passava circa ogni mezzora dalla stazione. Gli altri abitavano nel quartiere di Brugata (vicino Oslo S) e non avevano nemmeno bisogno di prendere mezzi, quindi ci attardammo finché nel locale rimanemmo solo noi e i due proprietari, garbatamente scocciati, che da un lato volevano andarsene a casa, ma dall’altro non volevano interrompere la nostra serata.

Tornammo a Jenrbanetorget a piedi e sembravamo tutti piuttosto contenti di aver passato quella sera insieme. Decidemmo quindi prima di salutarci che da lì in poi ci saremmo visti ogni venerdì per andare a prendere insieme una birra (che poi si trasformò in un incontro per delle cene italo-francesi). E così fu! Jazz e Marion si videro poco dopo quel primo incontro, però alla gang si aggiunsero poi Milena ed Eleonora e un ragazzo portoghese di nome Joao, che ci invitò a casa sua a Grunerløkka per la prima cena che ebbe luogo il 18 settembre. In quell’occasione conobbi anche Martina, la gemella di Milena con cui poi legai molto grazie al viaggio al Sognefjorden a Lærdal.
Per leggere la parte precedente

Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 10)

fonte foto: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/1e/Mucho_Mas.JPG

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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