Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 10)

diario di un erasmus nella terra di MunchQuel primo incontro con il mondo di Kringsjå mi segnò abbastanza da avere le idee chiare sulla mia futura abitazione a Oslo: se prima pensavo alla Kansleren Student House senza nemmeno averla mai vista, Kringsjå mi affascinò e mi sedusse subito come quando ti trovi a scambiare un fugace sguardo in metro con quella pensi potrebbe essere la donna della tua vita. La prima cosa che feci a casa fu quella di cambiare, sul sito della Sio (l’azienda che si occupa degli studentati a Oslo) le mie preferenze, in attesa che si liberasse un posto. Qualche giorno dopo ebbi un’altra occasione di incontrare i ragazzi (e di conoscerne nuovi) durante una festa per studenti alla discoteca più gettonata della città: il solito Chateau Neuf. Quello fu uno dei miei primi contatti con il “free food”. Ricordo ancora adesso che mi sembrava quasi impossibile vedere un lungo tavolo imbandito di tutto il necessario per preparare gli hot dog (qui non fanno altro), ma più che altro mi stupì il fatto che per l’occasione servivano gratuitamente anche dello spumante. Il rapporto dei norvegesi con l’alcol non è dei migliori: lì viene tassato all’inverosimile e può capitare che per una semplice bottiglia di vodka (che in Italia va dagli 5 ai 13€ su per giù) ad Oslo te ne chiedano dai 40 in su. Vedere dello spumante gratis era una cosa che pensai non sarebbe mai più ricapitata durante il mio soggiorno nella capitale (anche se mi sbagliavo).

Entrai al locale e, dal momento che non sapevo bene dove fossero le ragazze, cominciai ad andare in giro per la grande stanza senza una meta precisa. Incontrai Eleonora, ma dopo qualche minuto si mise a chiacchierare con qualcuno e la persi di vista (o per meglio dire la lasciai stare). Rividi con piacere Mirco, il ragazzo incontrato la prima volta in quello stesso locale e, tra una chiacchiera e l’altra, cominciammo a fare il primo giro di hot dog. Poco dopo si avvicinarono anche Milena e, dietro di lei, delle altre ragazze che non avevo mai visto. Anche loro erano italiane: la prima si chiamava Celeste, studiava ingegneria informatica ed era di Roma, l’altra, Valeria, era salentina, ma collega di Mirco a Tor Vergata a Roma. Cominciammo a discutere di viaggi da poter affrontare assieme, primo fra tutti l’ambito “Capo Nord”, per riuscire a vedere l’aurora boreale. Celeste annuiva, ma non sembrava molto convinta, invece con Valeria ci fu pure una platonica stretta di mano a sancire che quel viaggio andava fatto, costi quel che costi (ma quello fu il primo dei tanti pacchi che ci rifilò, prima e dopo il nostro soggiorno norvegese)!

Rimasi molto a parlare con loro, tra un hot dog e l’altro, ci fermammo solo quando io e Mirco provammo a fare l’assalto al banco dello spumante (anche se non riuscimmo a prenderlo per tutti). Fu una scena piuttosto divertente perché i ragazzi, noi compresi, sembravano essere come degli zombie dei film di Romero, ma più che carne umana si preferiva lo spumante.

Tornai dalle ragazze e rimasi ancora un po’ a parlare con Valeria: la ragazza si dimostrò da subito simpatica, sempre sorridente e molto espansiva (lo erano anche Milena ed Eleonora, ma questa è una caratteristica tipica di chi è “terrone”). Ancora non sapevo che sarebbe stata una delle persone con cui avrei condiviso i migliori momenti di questa mia esperienza norvegese, ma i segnali che questo potesse accadere c’erano tutti (anche se il momento in cui legammo di più fu durante la gita di 4 giorni, il Fjordtrip 2013, che si sarebbe tenuto il 19 settembre successivo). Non ebbi più tante occasioni di vedere Valeria prima di quella data, ma questo suo “tenersi nascosta”, anche se ancora non sapevo nemmeno questo, era uno dei suoi “tratti dominanti”.

Finita la festa, come ogni giorno ormai da più di due settimane, sono tornato a Bjerke dove ogni tanto trovavo la mia simpatica coinquilina cinese con cui rimanevo a parlare davanti l’uscio della mia stanza, in attesa che uno dei due dicesse qualcosa che facesse intendere di staccare la conversazione e tornare alle nostre vite dentro le 4 mura di quella stanza che ogni giorno mi sembrava sempre più triste e priva di senso alcuno. Stavo però cominciando a crearmi una mia rete di amicizie a Oslo e pensavo che prima o poi sarebbe stato tutto più bello e anche Bjerke avrebbe rivelato il suo vero volto, pieno di ragazzi espansivi. Peccato che gli unici ragazzi decenti che trovai li conobbi (fatta eccezione una ragazza italiana e una tedesca conosciute qualche giorno prima) alla soglia del mio trasferimento a Kringsjå.

Per rileggere la parte precedente:

Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 9)

 

fonte foto: http://www.studenttorget.no/images/orginal/471.gif

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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