Norwegian wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 17)

Diario di un Erasmus nella terra di MunchDiario di un Erasmus nella terra di Munch… Settembre stava entrando nel vivo e ormai cominciavo a conoscere meglio i ragazzi che popolavano Kringsja e stavano cominciando a popolare anche il mio mondo, nato dalle mie aspettative di ragazzo desideroso di conoscere nuovi orizzonti e fare nuove esperienze, anche se il mio appiglio verso quel mondo era sempre Eleonora, con cui ormai uscivo sempre più spesso e con cui andavo in giro per Oslo per andare alle varie mostre o eventi privati o gratuiti, ma naturalmente gratuiti, che venivano organizzati di continuo. Intanto, tra un’uscita e l’altra, anche per me era arrivato il tempo delle lezioni. Il primo giorno fu abbastanza curioso, non sapevo bene cosa aspettarmi, quanti studenti eravamo, se c’erano altri Erasmus in classe e, soprattutto, se e quanti colleghi norvegesi avrei avuto.

Quella mattina di settembre arrivai molto presto all’università per evitare qualsiasi contrattempo che mi facesse arrivare in ritardo, varcai l’entrata dell’università che e arrivai proprio di fronte all’edificio 42, dovrei avrei passato quasi tutto il tempo, visto che le lezioni da seguire si svolgevano lì. Il giorno prima avevo ricevuto un’email da Thore, professore di Sport Journalism, con le indicazioni per trovare facilmente l’aula, ma non andò proprio così. Quando mi trovai dentro quell’imponente edificio, mi guardai un po’ intorno per riuscire a trovare qualche informazione in più su dove si trovasse la mia aula ma, notai soltanto una sala computer sulla destra, sulla sinistra un’aula molto piccola, dove si svolgeva già una lezione in norvegese stretto, di fronte a me una caffetteria e al piano di sopra una biblioteca. Mi diressi verso la caffetteria e varcai la soglia della porta che dava sulle scale. Decisi di non prendere l’ascensore perché, sinceramente, non sapevo bene dove andare e quindi, quando non si sa cosa scegliere, la soluzione più semplice è sempre quella di provare tutto. Partii dal primo piano, provai ad aprire la prima porta a destra, ma niente, chiusa. Entrai allora a sinistra, dove già la porta era aperta e trovai soltanto gli uffici… Arrivai fino alla fine del corridoio, dentro una micro-sala riunioni dove un signore abbastanza gentile mi chiese qualcosa in norvegese, ma accorgendosi quasi subito della mia espressione da ebete, cambiò registro linguistico e mi domandò, in inglese, di cosa avessi bisogno. Gli feci leggere l’email con le indicazioni date, dal professore e mi indicò subito il terzo piano a destra. Lo ringraziai e salii nuovamente su per le scale, superai il secondo piano dove si trovava l’ufficio della mia coordinatrice Bjørg, e corsi su per il piano successivo.

Mi trovai nuovamente davanti ad una porta chiusa, provai ad aprire, ma non ci riuscii. Stavo per andare via, quando un uomo alto, abbastanza magro, con pochi capelli bianchi rasati e degli occhiali senza montatura si avvicinò alla porta, si scusò in norvegese e aprì grazie appoggiando la sua card sul lato destro della porta. Dalla fretta non mi ero reso conto che avrei dovuto utilizzare la mia carta studente per aver accesso alle aule e ai corridoi, ma rimandai la prova ad un altro momento ed entrai. Vidi che quell’uomo dal maglioncino beige e dai pantaloni blu che arrivavano fino alle caviglie, si stava dirigendo verso la mia stessa direzione. Capii solo in quel momento che si trattava del professore. Superato il corridoio, in cui c’erano tavoli e studenti che sussurravano in norvegese, entrammo in una delle piccole aule del piano. La cosa che mi colpì fu che ogni aula aveva un piccolo lavandino, per consentire ad alunni e professori di riempire la loro bottiglietta d’acqua, un’utopia per l’Italia, tranne nel caso in cui l’aula si trova in cucina (e succede!) Entrai dentro e fu lì che vidi Justyna, Raphaela e, per la prima volta, i miei colleghi norvegesi con cui, nonostante i tentativi di coinvolgerli per uscire o per organizzare qualcosa, restammo in contatto quasi soltanto durante le lezioni e tutto ciò che era connesso all’università.

Per leggere la parte precedente:  Norwegian Wood: diario di un Erasmus nella terra di Munch (parte 16)

Foto: © .forskerforum.no

Antonello Ciccarello
Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.
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