Norwegian Wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 4)

diario di un erasmusIl weekend cominciò all’insegna del “che faccio?”, c’erano tantissime cose da vedere e ancora non conoscevo nessuno per condividere emozioni e prime impressioni. Decisi di tornare in città per andare a cercare la famosa fontana con la statua a forma di mano che punta il dito verso terra e magari anche qualcos’altro.

Oslo d’estate è una città molto attiva: sarà per l’inverno rigido che affrontano ogni anno per le poche ore di sole da novembre a marzo, ma quando in Norvegia ci sono belle giornate la gente impazzisce e organizza la qualsiasi. Mi fermai come al solito alla stazione centrale di Jernbanetorget (la cui traduzione è “piazza della stazione”) e cominciai la mia passeggiata per Karl Johan Gate.

Questa via è molto popolata tutto l’anno e ogni dieci metri circa puoi trovare (come del resto in quasi tutta Oslo) uno di quei minimarket (Narvesen, 7eleven o Deli Deluca) dove puoi mangiare “a prezzo da ristorante cinque stelle” dei pezzi di pizza (brutta copia della brutta copia di uno scarto di quella italiana), le loro famose “bolen” (che non sono altro che panini circolari con qualche goccia di cioccolato dentro) e i più famosi hot dog (normali, con il bacon intorno, al pollo fritto e con la carne degli hamburger) con la loro “specialità”, ovvero la cipolla fritta e secca. Molti al posto del panino preferiscono la versione “viennese” dell’hot dog, ovvero una specie di piadina-crêpe (forse fatta con le patate) che avvolge il würstel un po’ “alla boia di un giuda” (i più maliziosi si saranno fatti già i loro film mentali), ma comunque è la versione più famosa presente qui.

diario di un erasmus

Sinceramente io non ci vado pazzo (anche se quando sono gratis non si dice mai di no). Passai quel giorno (e il resto del weekend) ad andare in giro a vedere i vari monumenti e attrazioni (sempre da fuori), trovandomi in mezzo alla parata per il “Jazz festival” (famoso anche quello) e a diversi concerti che tra i vari palchi e palchetti montati per le vie della città, rendevano molto viva l’atmosfera e davano un senso di allegria, nonostante la Norvegia sia uno dei paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo. Arrivai a lunedì soddisfatto del mio giro turistico e ansioso di andare finalmente a prendere la mia carta studente, così da poter fare l’abbonamento dell’autobus perché andare e tornare dal centro una volta al giorno, mi costava quanto pranzare quotidianamente in una modesta trattoria del centro di Firenze! Quella mattina feci l’ultimo biglietto per il centro e mi diressi dritto verso l’edificio 35 di Pilestredet, dove avrei ritirato la mia carta studente. Ad attendermi c’erano un ragazzo sui 25 anni e una ragazza musulmana (l’integrazione è una bella cosa) che mi avrebbero consegnato quel dannatissimo pezzo di plastica. Sbagliai nuovamente piano e porta (ci stavo facendo l’abitudine ormai) e quando arrivai nella stanza giusta mi trovai di fronte questi due ragazzi che mi sorrisero e mi chiesero perché fossi lì. La stanza sembrava un vecchio stanzino di una vecchia ottica in cui si facevano le foto per la patente, carta d’identità ecc. A proposito di quest’ultima, prima di farmi accomodare nella sedia dove mi avrebbero scattato la foto che sarebbe andata sulla carta studente, i ragazzi mi chiesero un documento di riconoscimento. Diedi loro la carta d’identità, la esaminarono perplessi senza molta attenzione e mi chiesero: “è Bivona il tuo nome?”. Risposi che quella era la mia città, ma ancora più perplessi me la diedero indietro e mi chiesero se per caso avessi un passaporto o un qualsiasi documento con i miei dati e una mia foto. Tirai fuori dal portafogli un’altra volta la carta d’identità e la aprii davanti ai loro occhi. Sbigottiti mi guardarono e mi dissero “Ah, ma si poteva aprire!” (e Grazie al …).

diario di un erasmusDopo questa (s)piacevole gag, mi sedetti, mi feci fare la foto e via: da quel momento ero anche io uno studente dell’University college di Oslo. Uscii dall’edificio in poco più di venti secondi e andai nuovamente a Jernbanetorget. Arrivai al centro informazioni della Ruter, compagnia che si occupa dei trasporti cittadini, e, dopo quasi un’ora di attesa tra vecchietti che parlavano in norvegese stretto e turisti che non sapevano nemmeno perché il buon Dio li avesse portati in quell’edificio (e alla fila preferivano l’immancabile foto con la tigre), arrivò finalmente il mio turno. Presi le varie scartoffie burocratiche per dimostrare che fossi uno studente e, dopo circa dieci minuti di mormorio norvegese della commessa, ecco che avevo anch’io l’agognato abbonamento (il mio futuro amico Mirco mi avrebbe poi detto che a lui era bastata soltanto la parola). Carta in tasca e centro di Oslo visto e rivisto non restava altro che trovare qualcuno con cui condividere una costosissima birra. Non conoscevo ancora nessuno, ma avevo già un appuntamento con la prima norvegese che avrei incontrato a Oslo: la mia study buddy Diana

Continua…

per rileggere la parte precedente:

Norwegian Wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 3)

fonte foto: http://cdn.inquisitr.com/wp-content/uploads/2014/07/norwayhotdog-665×385.jpg

Antonello Ciccarello

Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.

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