Intercettazioni: in morte della democrazia (impressioni di un cittadino)

intercettazioniAlcuni giorni fa il Parlamento ha approvato un ddl che dà carta bianca al governo sul tema delle intercettazioni telefoniche. A votare contrariamente il Movimento 5 Stelle, Sel, Lega e Forza Italia. Naturalmente per motivi differenti, poiché Berlusconi e i suoi hanno provato diverse volte a prendere in mano le intercettazioni per evitare che venissero fuori le conversazioni imbarazzanti e soprattutto punibili penalmente. Non tutte le intercettazioni uscite in questi anni sono state interessanti dal punto di vista giuridico, ma è innegabile che sono state uno strumento utilissimo per presentare agli occhi dell’opinione pubblica tutto il marcio che l’Italia ha da offrire (anche se come tutti sappiamo al peggio non c’è mai fine e in questa competizione l’Italia detiene il titolo mondiale ormai da decenni).

Senza questo strumento non saremmo venuti a conoscenza della “Botta di Culo” e delle risate dell’assessore Ermanno Lisi e Pio Ciccone la stessa notte che terremoto che ha stravolto l’Aquila nel 2010, Moggi e Calciopoli, Vallettopoli, Ruby, le Olgettine e Berlusconi, la casa a Montecarlo di Gianfranco Fini, il Rolex al figlio di Maurizio Lupi e così via…

Gli ultimi due casi, finiti come al solito con un nulla di fatto, ma che meritano essere ricordati, sono l’intercettazione che ha coinvolto il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, e le “chiacchiere” scambiate da Matteo Renzi con il numero due della guardia di finanza Michele Adinolfi. Il primo ha passato un brutto quarto d’ora a causa del suo silenzio dopo una frase incriminata del suo chirurgo plastico di fiducia, Matteo Tutino, in cui dichiarava che l’ex assessore alla sanità della Regione, Lucia Borsellino, doveva essere eliminata come il padre, il magistrato Paolo Borsellino ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992. L’intercettazione è stata poi smentita dalla procura di Palermo. Il secondo invece, al di là dell’indignazione generale, non ha prodotto nulla nonostante l’allora presidente del Consiglio, Enrico Letta, veniva chiamato “incapace” e Giorgio Napolitano ricattabile a causa del figlio. Chiunque al posto loro si sarebbe dimesso, ma in Italia questa pratica è caduta in disuso molti anni fa.

I casi in cui le intercettazioni sono state inutili, cioè irrilevanti ai fini giuridici, sono state davvero poche negli ultimi vent’anni (come ad esempio quelle inerenti a Sabrina Ferilli, Ilaria D’Amico o Anna Falchi), ma questi “abusi” non sono scuse valide per applicare delle norme che salverebbero i politici dal braccio (debole) della giustizia.

Bisogna ammetterlo, l’attuale governo sta riuscendo a fare tutto quello che è stato impedito di fare le stesse cose (o quasi) a Berlusconi, proprio dalle stesse persone che oggi cercano di farle approvare. Le intercettazioni non sono dannose per il Paese, ma sono dannose per la classe dirigente disonesta, per i politici corrotti che hanno paura di far venir fuori i loro scheletri nell’armadio e per tutti quelli che lucrano alle spalle degli onesti cittadini che sempre più soffrono il periodo della crisi. Adesso siamo ad un passo dalla legge. Un punto in più per la politica. Più in basso di così c’è solo da scavare (cit.)

Antonello Ciccarello
Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.
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