Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 19)

Terra di MunchIl mio viaggio nella terra di Munch stava cominciando a prendere forma. Prima l’impatto con la città, stupenda e molto accogliente nonostante la semi-freddezza dei suoi abitanti, poi l’incontro con gli altri ragazzi Erasmus e adesso anche le prime lezioni. Sentivo che l’ultimo passo per rendere il tutto perfetto sarebbe stato il trasferimento da Bjerke a Kringsjå. Questo non tardò ad arrivare. Dopo aver fatto, assieme ad una mia amica, “reclusa” anch’essa alla casa dello studente vicino l’ippodromo, un bel giorno mi arrivò l’email che ormai attendevo da un paio di settimane. La SiO aveva finalmente accolto la mia richiesta e a metà settembre mi sarei potuto trasferire a Kringsjå.

Comunicai la bella notizia agli altri ragazzi durante uno dei tanti eventi che venivano organizzati a Blindern. Quel giorno in particolare ci fu una grande festa in conclusione di una settimana in cui l’ateneo si riempì di diversi stand in cui professori e studenti delle diverse facoltà facevano alcuni lavori. In uno di questi c’era Eleonora, io passavo spesso da lì per un saluto o per farle compagnia. Una volta feci anche un test riservato ai bambini, con risultati buoni, ma non eccellenti.

Durante quella festa conobbi meglio Andreey, uno dei ragazzi che sarebbe stato uno dei membri (quasi) fissi del nostro gruppo. Lui, come Valeria, non abitava a Kringsjå, ma al vicino studentato di Sogn, dove una volta al mese si svolgeva “l’open microphone” e dove noi, naturalmente avremmo partecipato. Il giorno della festa fu quasi come se fosse scesa su di noi la manna dal cielo. Il cortile dell’università si riempì di tavoli pieni di cibo e vino (cosa abbastanza rara da quelle parti). Naturalmente ne approfittammo, anch’io che con quell’ambiente non c’entravo nulla, ma in qualità di Erasmus non potevo farmi sfuggire una cosa del genere. Mangiammo e bevemmo senza pensarci due volte, come eravamo soliti fare quando si presentavano occasioni di questo tipo fino a quando non si decise di spostare la festa nella cucina di Eleonora a Kringsjå, a quindici minuti di metro da lì.

Io e Lamia, l’altra ragazza che abitava a Bjerke, accettammo subito, ma prima dovevamo tornare a casa per posare qualcosa e magari cambiarci. Andammo subito alla metro e decidemmo di prenderne una a caso che, secondo noi, ci avrebbe lasciato ad un punto più vicino dove prendere l’autobus e raggiungere Bjerke, ma naturalmente ci sbagliammo. Cambiammo un paio, o forse tre, linee di metro cercando di aiutarci con Google Maps, ma i nostri calcoli erano sempre sbagliati. Ci allontanammo molto dal nostro studentato, tutto quello che vedevamo adesso erano delle casette norvegesi sparse come le foglie degli alberi circostanti che sarebbero cadute di lì a poco rendendo il suolo giallino prima dell’arrivo della bianca neve dell’inverno. Come tutte le fermate sperdute della metro che si rispettino, anche quella era deserta e, non sapendo cosa fare, ammettemmo la nostra sconfitta e tornammo indietro. Durante il viaggio, non so se fosse stato il cibo o il vino ingerito, cominciai a sentire un forte mal di pancia. Pensai fosse una cosa da niente e cercai di trattenermi fino a quando, una volta arrivati alla fermata di Kringsjå decisi di marcare il mio territorio su un albero a caso. Entrammo a casa di Ele, ma quel mal di pancia non si volle calmare. Sconfitto ancora una volta da me stesso lasciai tutto lì per tornare a casa.

Arrivai e trovai Chen che, carina come sempre, mi trattenne un po’ parlando della sua giornata e chiedendomi come fosse andata la mia. Mi scusai e mi rinchiusi in bagno, per uscirne poco dopo. La giornata non era andata proprio male, ma almeno potevo reputarmi un po’ più sollevato. Chiamai Chen, chiedendole se avesse voglia di una lezione di chitarra. Accettò volentieri. Rimanemmo nella mia stanza per un’oretta buona, ripetendo più volte la theme song di Friends. Una volta finito le dissi che da, lì a poco mi sarei trasferito. Lei ci rimase un po’ male, perché le piacevo molto come coinquilino, ma ormai avevo fatto la mia scelta e non potevo tornare indietro.

Per leggere la parte precedente: Norwegian wood: diario di un erasmus nella terra di Munch (parte 18)

Foto: © Wikipedia.

Antonello Ciccarello
Nato e cresciuto in Sicilia, ho avuto da sempre il pallino della scrittura. Laureato nel 2012 in ‘Giornalismo per Uffici Stampa’ presso l’Università degli studi di Palermo e nel 2014 in ‘Giornalismo e Cultura Editoriale’ presso l’Università degli studi di Parma, durante la mia carriera universitaria ho collaborato con alcune testate a taglio generico. Ho deciso di creare questo blog per condividere con il popolo del web i miei pensieri e, anche se non tutti li troveranno condivisibili, spero che queste pagine possano essere uno spunto di riflessione sul mondo e (non solo) sulle sue brutture.
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